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Pensioni e Previdenza

Stima della pensione (sistema contributivo)

Montante contributivo e pensione annua stimata con i coefficienti di trasformazione per età.

Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026

Gratuito, senza registrazioneParametri aggiornati5 campi guidatiCalcolo nel browser: nessun dato salvato
Coppia di pensionati che consulta conti e documenti a casa
Coppia di pensionati che consulta conti e documenti a casa

Nei campi trovi già dei valori di esempio: mettici i tuoi e il risultato si aggiorna mentre scrivi.

Come si calcola

Nel sistema contributivo i contributi annui (33% della retribuzione per i dipendenti) si accumulano e si rivalutano ogni anno con la media quinquennale del PIL nominale. Al pensionamento il montante si moltiplica per il coefficiente di trasformazione legato all'età (più alta è l'età, più alto è il coefficiente).

Fonti e parametri: Legge 335/1995 (riforma Dini) e coefficienti di trasformazione del DM 2024 per il biennio 2025-2026, qui in valori indicativi: verifica i coefficienti vigenti e la tua posizione sul servizio INPS La mia pensione futura.

Un esempio concreto

Ecco cosa viene fuori con i valori già compilati (retribuzione annua lorda attuale in euro, anni di contribuzione futuri fino alla pensione, montante contributivo già accumulato in euro e gli altri valori indicati nel modulo) il risultato è: Pensione annua lorda stimata 23.423,34 €. Cambiando anche un solo valore nel modulo, il risultato si muove di conseguenza.

Il dettaglio, voce per voce

Qui sotto trovi lo stesso risultato scomposto voce per voce, nello stesso ordine della formula. Se un passaggio non ti torna, è da lì che conviene ripartire.

Contributi versati ogni anno (33%)10.560,00 €
Montante contributivo alla pensione409.284,23 €
Pensione annua lorda23.423,34 €
Pensione mensile lorda (13 mensilità)1801,80 €

Se cambi un valore nel modulo, la tabella nel pannello del risultato si aggiorna allo stesso modo: confrontare le due versioni mostra subito dove nasce la differenza.

Come si usa

Inserisci i tuoi dati al posto dei valori di esempio: il calcolo parte da solo, senza pulsanti da premere. Sotto al risultato trovi il dettaglio completo; le note in fondo spiegano i limiti da tenere presenti prima di usare il numero per una decisione.

I campi, uno per uno

  • Retribuzione annua lorda attuale in euro: Qui è già impostato 32000.
  • Anni di contribuzione futuri fino alla pensione: L'esempio parte da 25.
  • Montante contributivo già accumulato in euro: Qui è già impostato 60000.
  • Rivalutazione annua media del montante in percentuale: Qui è già impostato 1.5.
  • Età al pensionamento : Qui è già impostato 67 anni (5,723%).

Errori comuni da evitare

Usare la retribuzione netta invece di quella lorda per NASpI e pensione; dimenticare il massimale delle prestazioni; pensare che la NASpI duri quanto il periodo di contribuzione totale e non la metà delle settimane degli ultimi 4 anni; confondere l'ISEE simulato con l'attestazione ufficiale INPS.

Limiti di questo calcolo

Ogni calcolo ha i suoi confini, e questo usa la formula e i parametri riportati nella pagina. Eccezioni normative e delibere locali possono spostare il risultato reale: usa il numero come punto di partenza e, per le scelte che contano, verificalo con chi segue la materia.

Qualche dettaglio in più

Retributivo, misto, contributivo: tre pensioni diverse

La pensione italiana non si calcola in un modo solo. La quota retributiva, riservata a chi aveva contributi prima del 1996, paga circa il 2% della retribuzione media degli ultimi anni per ogni anno di contributi: con 40 anni si arrivava vicino all'80% dell'ultimo stipendio. Il sistema contributivo, che vale per tutti i periodi dal 1996 in poi (e per intero per chi ha iniziato dopo), trasforma invece i contributi versati in rendita: si accumula un montante rivalutato con la crescita del PIL e lo si moltiplica per un coefficiente legato all'età di pensionamento. Andare in pensione a 67 anni invece che a 64 aumenta il coefficiente e quindi l'assegno in modo sensibile.

La stima di questo strumento usa il contributivo semplificato con le ipotesi dichiarate in pagina: è un ordine di grandezza per pianificare, non la liquidazione INPS. Le variabili che la spostano di più sono la continuità dei versamenti (ogni anno vuoto è montante perso), l'età di uscita e la dinamica retributiva degli ultimi anni. Per la data esatta di decorrenza contano anche i requisiti che cambiano per legge: vecchiaia, anticipata ordinaria e le misure temporanee hanno finestre diverse, verificate dallo strumento dell'età pensionabile.

Il tasso di sostituzione: il numero da guardare

Più della cifra assoluta conta il rapporto tra prima pensione e ultimo reddito netto: per le carriere interamente contributive si colloca spesso tra il 55% e il 70%. La differenza è il vuoto da coprire con previdenza complementare, TFR destinato a fondo pensione o risparmi: scoprirlo a 40 anni lascia tempo per agire, scoprirlo a 64 no.

Leggere la stima: tre controlli prima di fidarsi

Primo controllo: gli anni di contributi devono coincidere con l'estratto conto INPS, compresi i periodi figurativi (malattia, maternità, servizio militare, NASpI) che valgono come versamenti. Secondo: la retribuzione media degli ultimi anni deve essere quella pensionabile, che per i dipendenti coincide in genere con l'imponibile previdenziale dei cedolini. Terzo: l'età di uscita scelta deve essere raggiungibile con i requisiti dell'anno in cui maturano, non con quelli di oggi, perché l'adeguamento alla speranza di vita sposta le soglie. Se uno di questi tre dati è approssimato, anche la stima lo è: usala per confrontare scenari (uscire a 64 o a 67 anni, riscattare o no) più che come previsione puntuale.

I coefficienti di trasformazione: perché l'età di uscita pesa così tanto

Nel sistema contributivo la pensione annua è il montante moltiplicato per un coefficiente che dipende dall'età alla decorrenza: intorno al 4,2% a 57 anni, circa 5,2% a 65, circa 5,6% a 67 e oltre il 6,3% verso i 70 anni, con valori aggiornati ogni due anni sulla speranza di vita. Tradotto in euro: un montante di 300.000 euro vale circa 15.600 euro lordi annui uscendo a 65 anni e circa 16.800 a 67, prima ancora di contare i contributi e la rivalutazione dei due anni in più. Il coefficiente premia chi resta perché deve spalmare la stessa somma su un'aspettativa di vita residua più breve. Chi valuta un'uscita anticipata dovrebbe confrontare sempre tre numeri insieme: il coefficiente all'età possibile oggi, quello all'età ordinaria e il montante che si perderebbe smettendo di versare. Lo strumento dell'età pensionabile verifica le date raggiungibili con i requisiti vigenti e con gli adeguamenti alla speranza di vita.

La rivalutazione del montante e gli anni vuoti

Il montante non è una somma statica: ogni anno i contributi accumulati si rivalutano con la variazione quinquennale del PIL nominale, che negli anni di crescita zero o negativa è stata anche pari a zero. Gli anni senza versamenti colpiscono due volte: manca il contributo dell'anno e manca la base su cui le rivalutazioni future lavorano. Per i lavoratori autonomi si aggiunge l'effetto dei minimali: versare il minimo in Gestione Separata o sulle gestioni artigiani e commercianti mantiene il diritto ma costruisce montanti magri. Il calcolatore del montante isola questa componente e mostra quanto vale, in pensione, un anno di contributi pieni rispetto a uno vuoto.

Cumulo, totalizzazione e carriere miste

Le carriere reali raramente stanno in una gestione sola. Il cumulo gratuito consente di sommare i periodi non coincidenti maturati da dipendente, autonomo e in Gestione Separata per raggiungere il diritto a un'unica pensione, con ciascuna gestione che liquida la propria quota. La vecchia totalizzazione, con calcolo pro-rata interamente contributivo, resta un'alternativa da confrontare nei casi con quote retributive antiche. Per chi ha periodi all'estero in Paesi UE o convenzionati valgono la totalizzazione internazionale e il pro-rata di ciascuno Stato: la stima di questa pagina non li include, ma l'anzianità estera può essere decisiva per il diritto anche quando l'importo italiano resta calcolato sui soli contributi nazionali.

Dal numero lordo alla pensione netta

La stima parla di pensione lorda annua. Sul netto incidono l'IRPEF con le detrazioni per redditi di pensione, le addizionali e l'eventuale trattenuta per ricongiunzioni o riscatti in corso. A differenza dello stipendio non ci sono contributi previdenziali sulla pensione, quindi il salto lordo-netto è più morbido che in busta paga; in compenso non esistono tredicesime aggiuntive oltre la mensilità prevista, e la perequazione annuale (la rivalutazione ISTAT delle pensioni in pagamento) segue fasce percentuali decise anno per anno, piene sotto le soglie e ridotte per gli importi alti. Per la pianificazione familiare conta anche la reversibilità: la quota che spetterebbe al coniuge si calcola con percentuali proprie e riduzioni per redditi del superstite, ed è uno dei motivi per cui la scelta dell'età di uscita riguarda il nucleo e non solo il titolare.

Tabelle di riferimento e fonti ufficiali

Fonti ufficiali: verifica i parametri

Domande frequenti

Domande frequenti

Risposte brevi alle domande più comuni su questo calcolo: casi particolari, limiti da conoscere e gli errori da non fare.