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Partita IVA e Professionisti

Calcolo netto partita IVA in regime forfettario

Quanto guadagno con la partita IVA forfettaria: da ricavi a netto con coefficiente ATECO, contributi INPS e imposta sostitutiva del 5% o 15%, con monitoraggio della soglia.

Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026

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Donna freelance che lavora al portatile in casa
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Nei campi trovi già dei valori di esempio: mettici i tuoi e il risultato si aggiorna mentre scrivi.

Come si calcola

Reddito imponibile = ricavi × coefficiente di redditività del codice ATECO. L'imposta sostitutiva (15%, oppure 5% per i primi 5 anni delle nuove attività) si applica sull'imponibile al netto dei contributi previdenziali versati. Netto = ricavi − contributi − imposta.

Fonti e parametri: Legge 190/2014 (regime forfettario), coefficienti di redditività dell'allegato alla Legge 145/2018. Tetto ricavi 85.000 euro.

Un esempio concreto

Con i valori di esempio che trovi già nel modulo (ricavi o compensi annui in euro, coefficiente di redditività ateco, anno di riferimento e gli altri valori indicati nel modulo) il risultato è: Netto annuo stimato 29.370,00 €. È lo stesso conto che fa il modulo qui sopra, così puoi seguirne ogni passaggio.

Il dettaglio, voce per voce

Qui sotto trovi lo stesso risultato scomposto voce per voce, nello stesso ordine della formula. Se un passaggio non ti torna, è da lì che conviene ripartire.

Ricavi40.000,00 €
Reddito imponibile (ricavi × coefficiente)31.200,00 €
Contributi previdenziali (con eventuale riduzione del 35%)7000,00 €
Imposta sostitutiva3630,00 €
Netto annuo29.370,00 €
Netto mensile medio2447,50 €
Pressione fiscale e contributiva complessiva26,6%
Utilizzo della soglia ricavi (85.000 euro)47%
Saldo ancora dovuto dopo gli acconti inseriti3630,00 €
Altri redditi dichiarati (verifica esclusione sopra 35.000)0,00 €

Se cambi un valore nel modulo, la tabella nel pannello del risultato si aggiorna allo stesso modo: confrontare le due versioni mostra subito dove nasce la differenza.

Come si usa

Parti dai valori di esempio e sostituiscili con i tuoi, campo per campo: non devi premere nessun pulsante, il risultato si aggiorna a ogni modifica. Quando hai finito, guarda la tabella di dettaglio e non solo il numero principale, e leggi le note sotto al risultato: indicano limiti e casi esclusi.

I campi, uno per uno

  • Ricavi o compensi annui in euro: L'esempio parte da 40000.
  • Coefficiente di redditività ATECO: Qui è già impostato 78% professionisti, attività scientifiche e tecniche.
  • Anno di riferimento: Nell'esempio è 2026 (legge in vigore, soglia 85.000).
  • Imposta sostitutiva: L'esempio parte da 15% ordinaria.
  • Contributi previdenziali annui da versare in euro: Qui è già impostato 7000.
  • Riduzione contributi del 35% : Nell'esempio è No.
  • Altri redditi annui : Oltre 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente o pensione scatta una causa di esclusione dal forfettario. Nell'esempio è 0.
  • Acconti già versati per l'anno in euro: Qui è già impostato 0.

Errori comuni da evitare

Nel forfettario, provare a dedurre i costi oltre ai contributi; dimenticare che la ritenuta sulle fatture degli avvocati non si calcola sulla CPA; versare gli acconti senza verificare le scadenze; sottovalutare i contributi INPS, che per artigiani e commercianti hanno un fisso dovuto anche con reddito basso.

Limiti di questo calcolo

Tieni presente che è una stima: nasce dalla formula e dai parametri indicati in questa pagina. Situazioni particolari, delibere locali o norme cambiate dopo l'ultimo aggiornamento possono portare a un esito diverso. Per le decisioni che contano — economiche, fiscali, previdenziali o di salute — confrontati con l'ente competente o con un professionista.

Approfondimento

Il meccanismo: ricavi, coefficiente, contributi, imposta

Nel regime forfettario non esistono costi deducibili voce per voce: la legge li presume con il coefficiente di redditività del codice ATECO. Un professionista con coefficiente 78% che fattura 50.000 euro ha un imponibile di 39.000 euro, qualunque siano le sue spese reali. Da quell'imponibile si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno, e sulla differenza si applica l'imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti nei primi cinque anni. Il netto finale è ricavi meno contributi meno imposta sostitutiva: tre sottrazioni, ma con i contributi che giocano due ruoli, costo immediato e deduzione dalla base.

La gestione previdenziale cambia molto il risultato. La Gestione Separata chiede una percentuale sull'imponibile (26,07% per i professionisti senza cassa), mentre artigiani e commercianti pagano un fisso sul minimale più una percentuale sulla parte eccedente, con la possibile riduzione del 35% riservata ai forfettari. A parità di ricavi, un commerciante e un consulente in Gestione Separata possono avere netti distanti migliaia di euro: il calcolatore chiede la gestione proprio per questo.

Le soglie da tenere d'occhio tutto l'anno

La soglia di permanenza è 85.000 euro di ricavi: superarla fino a 100.000 fa uscire dal regime dall'anno successivo, superarla oltre rende l'uscita immediata con IVA sulle operazioni successive. Il DDL Bilancio 2027, in esame al Parlamento, alzerebbe a 100.000 euro la soglia ai fini delle imposte sui redditi lasciando a 85.000 quella IVA: finché non è legge, la pianificazione va fatta sulle soglie vigenti. Anche il limite di 20.000 euro per le spese per collaboratori e quello di 35.000 euro per i redditi da dipendente vanno monitorati, perché fanno perdere il regime dall'anno dopo.

Acconti: il secondo anno è il più duro

Chi apre la partita IVA paga nel primo anno solo il saldo; dal secondo anno si aggiungono gli acconti per l'anno in corso, calcolati sullo storico. Il netto mensile reale va quindi letto insieme al calendario dei versamenti: mettere da parte ogni mese una quota per imposta e contributi, in genere tra il 25% e il 35% del fatturato secondo la gestione, evita che giugno e novembre diventino mesi critici.

I coefficienti ATECO: la tabella che decide il reddito

Il coefficiente di redditività è il cuore del regime: sostituisce tutti i costi reali con una percentuale forfettaria dei ricavi. Le attività professionali e scientifiche stanno al 78%, il commercio al dettaglio e all'ingrosso al 40%, le attività alimentari e l'ospitalità intorno al 40-44%, le costruzioni al 86%, gli intermediari del commercio al 62%. A parità di ricavi di 60.000 euro, un professionista dichiara un imponibile di 46.800 euro mentre un commerciante ne dichiara 24.000: per questo il confronto tra regimi e perfino la scelta del codice ATECO corretto (quello che descrive davvero l'attività prevalente) valgono più di molte ottimizzazioni successive. Il confronto forfettario e ordinario mostra a quali livelli di costi reali il regime ordinario torna competitivo: di norma quando i costi effettivi superano nettamente la quota forfettaria riconosciuta dal coefficiente.

Contributi: il fisso che esiste anche a ricavi zero

La differenza strutturale tra gestioni è qui. Artigiani e commercianti versano un contributo fisso annuale sul reddito minimale (nell'ordine di 4.500 euro l'anno, in quattro rate), dovuto anche se i ricavi sono zero, più la percentuale sulla parte di imponibile sopra il minimale; i forfettari di queste gestioni possono chiedere la riduzione del 35% sia sul fisso sia sulla parte percentuale. La Gestione Separata non ha fisso: si paga solo in percentuale sull'imponibile effettivo (26,07% per i professionisti senza cassa con i valori in uso), quindi ad attività ferma i contributi sono zero, ma ad attività piena il prelievo proporzionale è continuo. Chi ha una cassa professionale versa contributi soggettivi e integrativi con regole proprie dell'ente. Il netto annuo reale si capisce solo sommando le due uscite — contributi e imposta sostitutiva — e distribuendole sul calendario: giugno e novembre concentrano saldo e acconti, e per molti forfettari sono i due mesi in cui esce in poche settimane una quota rilevante del prelievo annuo.

Adempimenti quotidiani: fattura elettronica, bollo, cassa

Il forfettario è semplice ma non informe. La fattura elettronica è obbligatoria per tutti dal 2024, con natura operazione N2.2, senza IVA e senza ritenuta, e con marca da bollo di 2 euro quando l'importo supera 77,47 euro. I corrispettivi dei commercianti seguono le regole generali dei registratori telematici. Non esistono registri IVA, ma vanno conservate fatture emesse e ricevute e i documenti dei contributi versati, perché i contributi pagati sono l'unica deduzione dalla base dell'imposta sostitutiva e vanno provati in dichiarazione. Il principio di cassa è assoluto: contano i ricavi incassati nell'anno, non quelli fatturati, quindi una fattura di dicembre incassata a gennaio sposta ricavi, imposta e soglia all'anno successivo — un dettaglio che a fine anno vale una pianificazione degli incassi.

Uscite, esclusioni e il secondo anno

Oltre alle soglie sui ricavi, le cause di esclusione da presidiare sono il limite di 20.000 euro per spese di personale, il reddito da lavoro dipendente o pensione sopra 35.000 euro con rapporto non cessato, le partecipazioni in società di persone o in società a responsabilità limitata controllate con attività riconducibile, e il divieto di operare prevalentemente verso l'ex datore di lavoro. L'anno più delicato finanziariamente è il secondo: al saldo dell'anno precedente si sommano gli acconti su quello in corso, calcolati sullo storico, e chi non ha accantonato si trova a pagare in pochi mesi quasi due annualità di prelievo. La verifica completa dei requisiti è nello strumento sulle soglie del forfettario e la guida al regime forfettario 2026 ripercorre requisiti e calendario in ordine.

Tabelle di riferimento e fonti ufficiali

Scaglioni IRPEF 2026

Scaglione di redditoAliquota
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.000 a 50.000 euro33%
Oltre 50.000 euro43%

Aliquote INPS a carico del lavoratore dipendente

ProfiloAliquota
Dipendente standard9,19%
Aziende con piu' di 15 dipendenti9,49%
Pubblico impiego8,80%
Apprendista5,84%

Addizionale regionale IRPEF: aliquota base per regione

Aliquote base usate dai calcolatori di questo sito. Diverse regioni applicano maggiorazioni o scaglioni propri: verifica sempre la delibera della tua regione e l'aliquota del tuo comune.

RegioneAliquota base
Lombardia1,23%
Piemonte1,62%
Valle d'Aosta1,23%
Liguria1,62%
Trentino-Alto Adige1,23%
Veneto1,23%
Friuli-Venezia Giulia1,23%
Emilia-Romagna1,93%
Toscana1,42%
Umbria1,23%
Marche1,23%
Lazio1,73%
Abruzzo1,73%
Molise2,03%
Campania2,03%
Puglia1,33%
Basilicata1,23%
Calabria1,73%
Sicilia1,23%
Sardegna1,23%

Aliquote IVA in Italia

AliquotaValoreUso tipico
Ordinaria22%Regola generale per beni e servizi (DPR 633/1972)
Ridotta10%Tra gli altri: ristrutturazioni edilizie, alcuni alimentari, energia elettrica domestica
Ridotta5%Tra gli altri: alcuni servizi sociali e sanitari e specifici beni alimentari
Minima4%Beni di prima necessita' indicati dalla Tabella A, parte II, DPR 633/1972

Regime forfettario: le soglie da non superare

Requisito (Legge 190/2014)Limite
Ricavi o compensi annui85.000 euro
Spese per personale e collaboratori20.000 euro
Redditi da lavoro dipendente o pensione (rapporto non cessato)35.000 euro
Imposta sostitutiva ordinaria15%
Imposta sostitutiva nuove attivita' (primi 5 anni, se ricorrono i requisiti)5%

Fonti ufficiali: verifica i parametri

Domande frequenti

Domande frequenti

Risposte brevi alle domande più comuni su questo calcolo: casi particolari, limiti da conoscere e gli errori da non fare.